Le ortensie

L’origine

Le ortensie possono essere considerate uno degli arbusti più forti, estremamente adattabili e generosi per quanto riguarda la fioritura e la durata dei suoi fiori. L’ortensia è una pianta dalle origini antiche che venne introdotta nei paesi europei intorno al 1700; ma già nel XXVII secolo era presente nei giardini giapponesi; però a causa della chiusura del fronte dal 1639 al 1856, l’accesso alle varietà di queste piante divenne impossibile.

La coltivazione

Le ortensie amano l’ombra ma crescono bene anche al sole e non richiedono particolari attenzioni. Tuttavia è consigliabile piantare le ortensie in zone ombreggiate perché la luca forte e diretta del sole può bruciare le foglie. Il clima ideale è mite, fresco, con temperature non troppo elevate, l’umido e piovoso . I periodi ideali per la messa  a dimora dell’ortensia sono maggio, ottobre e novembre durante i quali si deve procedere con lo scavare una buca nel terreno di dimensioni doppie rispetto all’apparato radicale che dobbiamo piantare. Al termine della messa a dimora è consigliabile procedere con un’ abbondante innaffiata. Importante per una buona fioritura delle ortensie è l’innaffiatura che deve essere abbondante e frequente per permettere al terreno di essere sempre umido, evitando però allo stesso tempo  i ristagni d’acqua. Una tecnica importante che deve essere effettuata in primavera per effettuare al meglio i mesi invernali è la pacciamatura, e si effettua ricoprendo le zone intorno alle radici con foglie, cortecce e torba che consentono al terreno di mantenere attorno le radici l’umidità eil fresco necessario. Il periodo compreso tra giugno e settembre è il periodo in cui le piante raggiungono il culmine della fioritura; è proprio a fioritura terminata che si deve procedere con la potatura dei rami secchi e/o danneggiati. La potatura si effettua eliminando i fiori secchi con un taglio netto e obliquo appena sotto il fiore con una forbice affilata e precedentemente disinfettata.

Malattie

  • Il Mal bianco è un fungo che colpisce prevalentemente le foglie e si manifesta con la formazione di macchie più chiare sulla lamina fogliare. Questo fungo compare maggiormente nel periodo estivo e prolifera in condizioni di aridità. Per prevenire questa malattia è consigliato l’impiego di zolfo che può essere usato in miscela con antioidici specifici.
  • Maculatura fogliari dell’ortensia è anch’ essa una malattia fungina visibile sulle foglie grazie a macchie più o meno regolari di colore bruno ma può estendersi fino a provocare un deperimento generale della superficie delle foglie. Per prevenire questo fungo è importante evitare i ristagni di acqua e l’eccessiva umidità. Nel caso in cui la pianta fosse stata attaccata da questo fungo sono consigliati trattamenti con prodotti a base di rame.
  • Un’altra malattia causata da un fungo parassita difficile da controllare è la botrite che colpisce gran parte della pianta come le foglie , gli steli, i fiori e addirittura le gemme. Le cause principali che favoriscono lo sviluppo di questa malattia sono l’elevata umidità dell’aria e una temperatura compresa tra i 5° e i 30°. Un rimedio a questo fungo è intervenire anche ripetutamente con antibotritici specifici.
  • L’Armillaria mellea è anch’esso un fungo che a differenza delle altre malattie attacca prevalentemente le radici e il colletto della pianta. Questo fungo inizia a “ soffocare” la pianta fino ad impedire lo scorrimento dell’acqua e dei nutrimenti all’interno delle radici.

 

Curiosità

  • Curiosa è la storia da cui deriva il nome dell’ortensia: fu il francese Philibert de Commerson, soprannominato da molti “ cacciatore di piante” che 1771 battezzò alcuni esemplari di questi fiori originari delle indie Orientali in onore di Hortense de Nassau, figlia del principe di nassau in una spedizione.
  • In campo botanico, l’Ortensia fu nominata scientificamente Hydrangea. Questo nome deriva da due parole greche: hydros ovvero acqua e angeion che significa vaso a causa delle capsule che contengono i semi, la cui forma assomiglia a piccole conche d’acqua.
  • In Giappone molte pari delle ortensie vengono utilizzate per realizzazioni di oggetti. I fusti vengono impiegati per realizzare bastoni da passeggio,manici d’ombrello, pipe, e chiodi di legno mentre con le foglie tenere, ancora giovani cotte al vapore e arrotolate a mano in giappone è consuetudine preparare, nel giorno del compleanno del Buddha, una bevanda chiamata Ama-tsia (thè celeste) utilizzata per lavare la statua del Buddha stesso.
  • In India invece l’ortensia veniva considerata un fiore curativo. Gli indiani Cherokee utilizzavano infatti le radici dell’ ortensia per alleviare e rimuover i disturbi legati ai calcoli renali.

 

Il colore

Il colore dei fiori dell’ortensia, essendo una pianta acidofila è determinato dal tipo di terreno in cui questa viene piantata e coltivata. Per ottenere ortensie azzurre è necessario coltivarle in terreni acidi con ph 4,5 mentre per ottenere il colore di ortensie rosa è necessario effettuare 5-7 irrigazioni con 5-10 gr di fosfato di alluminio per ogni litro di acqua utilizzata nel periodo compreso tra luglio e settembre .Nonostante ciò è consigliato favorire il colore naturale delle orchidee determinato dal terreno in cui queste si trovano tenendo in considerazione che le ortensie rosa, rosse o bianche vanno coltivate in terreni calcarei ed alcalini in presenza di acque dure mentre ortensie blu, porpora o viola vanno coltivate in terreni acidi e con acque dolci. Così facendo le tonalità delle ortensie si manterranno inalterate ed intense senza dover somministrare altri prodotti aggiuntivi.

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